Caberlot: un vino ai limiti della leggenda

2 Aprile 2023

Caberlot: un vino ai limiti della leggenda

2 Aprile 2023

Tutti noi appassionati di vino, abbiamo ben scolpiti nella memoria alcuni nomi di Aziende, di vini e di personaggi che hanno segnato in qualche modo la storia del prodotto che amiamo tanto.

L' Etichetta

Degustazione

In Romagna ad esempio abbiamo tutti a cuore Castelluccio, che con i suoi Ronchi rese particolarmente famosi i vini da sangiovese del nostro territorio. Ricordiamo in particolare i nomi dei due personaggi che resero possibile la realizzazione di quello che poteva apparire un sogno, ma che presto si trasformò in una splendida realtà: l’enologo Vittorio Fiore e l’agronomo Remigio Bordini.

Non tutti sanno però che questi due professionisti contribuirono a dar vita ad un’altra spettacolare avventura enologica nata e realizzata in provincia di Arezzo negli anni ’80, che portò alla nascita di un vino ancora unico nel suo genere.

In quel periodo un imprenditore di origine tedesca, Wolf Rogosky acquistò assieme alla moglie Bettina il podere Carnasciale, azienda agricola completamente dedicata alla coltivazione di olivi. 

Venendo a conoscenza dell’esistenza di un vitigno scoperto da Remigio Bordini in un vecchio vigneto sui Colli Euganei, che da analisi genetiche sembra provenire da un incrocio spontaneo fra cabernet franc e merlot, decise di impiantarne alcune barbatelle e, assistito dalla consulenza enologica di Vittorio Fiore, produrne un vino da chiamare Caberlot.

Da questa idea quasi pionieristica, visto che la produzione di vino era completamente assente dal podere Carnasciale, non senza una serie di traversie di varia natura, si arriva alla produzione odierna, che vede la presenza di quasi 5 ettari vitati a Caberlot oltre ad una piccola produzione di sangiovese, gestiti da Bettina Rogosky e dal figlio Moritz.

Caberlot è stato sin dagli inizi un vino particolarmente riconoscibile, prodotto con un invecchiamento di 22 mesi in barrique di vari legni francesi soprattutto nuove, con un ulteriore affinamento in bottiglia di almeno 18 mesi. Tutta la produzione è stata imbottigliata sin dall’inizio in magnum, solo dall’annata 2017 è cominciata una produzione anche in bottiglia da 75 ml.

Particolarissima l’etichetta, con uno sfondo che cambia di colore ad ogni annata ed una X in primo piano, il cui spessore più o meno marcato simboleggia l’andamento stagionale, le bottiglie sono poi numerate a mano.

Ma che vino è il Caberlot? Si tratta indubbiamente di un prodotto di grande struttura, ma al tempo stesso elegante sia al naso che al palato, adatto anche a lunghissimi invecchiamenti, che solo a tratti ricorda i vitigni da cui ha avuto origine, per affermare un proprio carattere originale ed intrigante.

Noi abbiamo assaggiato un 2017, bottiglia da 75 ml numero 1068, queste le note di degustazione.

Colore rosso rubino intenso, con riflessi porpora e violacei. Contrariamente a quello che potrebbe far pensare il colore, al naso è particolarmente delicato, un po’ chiuso all’inizio, si apre poco a poco come generalmente sanno fare i grandi vini. Arrivano le prime note di frutti neri, seguite da accenni floreali di fiori scuri, leggere note speziate che ricordano il pepe bianco, poi tabacco da pipa, cenni balsamici per arrivare ad un panorama olfattivo affascinante e di grande complessità. Al palato la struttura è possente, sorretta da una grande freschezza, tannini giovani e guizzanti ed una grande sapidità che regala sapore e caratterizza il finale lunghissimo. Un vino con un potenziale di invecchiamento infinito.

Abbinamento ideale con carni a lunga cottura, brasati e cacciagione. Noi lo abbiamo provato con un agnello su fonduta di pecorino, un connubio molto interessante.

 

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