Ronchi di Castelluccio: la rinascita di un mito

6 Marzo 2023

Ronchi di Castelluccio: la rinascita di un mito

6 Marzo 2023

Modigliana: un piccolo territorio fra Romagna e Toscana a circa 350 metri di altitudine, dove il  tempo sembra essersi fermato. Le colline ricoperte di boschi, le tre vallate ben   distinte fra loro con crinali particolarmente ripidi, costituiscono un ambiente particolarmente adatto ad una  produzione di vini di grande qualità. Fu probabilmente il fascino di questi luoghi ad ispirare il progetto di Gian Vittorio Baldi, che decise nel 1974 di fondare Ronchi di Castelluccio e portarla ad essere in pochi anni un’azienda vinicola di riferimento per l’intero territorio nazionale. Affiancato da collaboratori appassionati e capaci, come l’enologo Vittorio Fiore e l’agronomo Remigio Bordini, stravolse concettualmente l’idea di vinificazione che mirava alle più alte rese possibili, per puntare a vini ottenuti da singoli vigneti distinti, caratterizzanti, con rese limitate ed altissima qualità. 

Un concetto di vinificazione per cru che per l’epoca e soprattutto per il vino romagnolo, rappresentava una novità assoluta. Si puntò in particolare sul sangiovese, che rappresentava allora come oggi il vitigno principale della Romagna, ma anche su piccole parcelle dedicate a vitigni internazionali come il sauvignon blanc ed il cabernet sauvignon. Nacquero così alcuni dei vini che hanno fatto la storia del vino in Romagna, i famosi Ronchi: Ronco del Re, Ronco della Simia, Ronco del Casone, Ronco dei Ciliegi e Ronco della Ginestra, prodotti di qualità e di grandissima capacità evolutiva, che restano ancora oggi nel cuore degli appassionati che hanno potuto apprezzarli.

In seguito, dopo una serie di avvicendamenti aziendali, il progetto perse vigore e la vinificazione tornò a puntare su soluzioni maggiormente produttive e massificate, mantenendo una buona qualità ma perdendo quell’identità precisa data dai Ronchi.

Oggi, dopo un ulteriore avvicendamento aziendale, stiamo assistendo alla rinascita di quella che era l’idea originaria alla base di Ronchi di Castelluccio, una forte identità territoriale posta alla base di vini identitari e di grande qualità.

I fratelli Aldo e Paolo Rametta hanno acquisito da pochi anni l’azienda, ma in poco tempo hanno riacceso quello spirito innovativo alla base del successo originario.

Motivati da una grande passione per il mondo del vino ed avvalendosi di collaboratori altrettanto appassionati come Francesco Bordini per la parte agronomico-enologica e Fabio Castellucci per la parte più strettamente commerciale, hanno avviato un grande progetto di ripristino dei vecchi vigneti, attraverso la piantumazione di tutte le fallanze presenti ed il recupero delle piante ancora sane. Il progetto ha visto l’arrivo di una nuova generazione di Ronchi a partire dall’annata 2020.

Approfittando di un’ottimo andamento climatico, il team ha deciso di avviare queste produzioni approfittando delle uve prodotte dalle vecchi viti, consapevole del fatto di arrivare ad avere poche bottiglie, ma puntando ad una qualità altissima. In ogni caso anche quando le nuove viti saranno mature, la produzione resterà comunque piuttosto contenuta, proprio per salvaguardare l’identità dei singoli Ronchi.

Pochi giorni fa abbiamo potuto partecipare alla presentazione ufficiale di queste nuove uscite e ne abbiamo potuto apprezzare le caratteristiche durante una degustazione nella splendida cornice del Ristorante San Domenico di Imola, che ha arricchito la serata con una splendida cena.

Note di degustazione

Ronco del Re 2020
Colli di Faenza DOC Sauvignon Bianco

Si viene subito accolti da un colore leggermente dorato di grande luminosità. All’olfatto è ricco di sfumature di frutti gialli maturi, di note agrumate e di fiori, il tutto accompagnato da note di erbe aromatiche come salvia e timo e da un lievissimo cenno varietale che ne completa il quadro. Al sorso colpisce per la sapidità, buona la struttura e altrettanto presente la freschezza che ne sostiene la bevuta e gli dona prospettiva. Ma è il sapore il protagonista assoluto di questo vino, un gusto che si allunga e lo rende un vino particolarmente gastronomico ed adatto alla tavola.

Il Poggiolo 2020
Colli di Faenza DOC Cabernet Sauvignon

Si presenta subito con un bel colore ricco e compatto, un rosso rubino di bella consistenza. Piacevole al naso, i frutti neri maturi dominano la scena e sono contornati da una miriade di leggere note floreali, speziate, balsamiche che lo rendono piacevole ed al tempo stesso intrigante, si evolve e si distende in continuazione. Al sorso ha stupito un pochino tutti per la sua estrema piacevolezza e golosità. Un vino ben equilibrato, dove tutte le componenti come tannini, freschezza e sapidità, sostengono alla perfezione la struttura, gli donano profondità e ne rendono il sorso particolarmente gradevole.

Ronco dei Ciliegi 2020
Romagna DOC Sangiovese Modigliana

Bel rosso rubino di grande luminosità. Piacevolissimo al naso, con un ventaglio di profumi immediati e ben riconoscibili, che possono rappresentare appieno la tipicità del sangiovese: ciliegia matura e viola, accompagnati da gradevoli note speziate che arricchiscono il quadro senza stravolgerlo. Di grande bevibilità al palato, tannini ben presenti ma già in fase di integrazione, che assieme alla sapidità lo rendono saporito. Ottima freschezza che ne allunga il sorso.

Ronco della Simia 2020
Romagna DOC Sangiovese Modigliana

In questo caso il rosso rubino è un tantino più scarico, ma sempre di grande luminosità. All’olfatto si dimostra più austero del precedente, un pochino più chiuso, sembra voglia concedersi con più lentezza. Tenuto nel bicchiere lascia poi emergere il frutto nero, una florealità appena accennata ed un bel quadro speziato, leggero, ma ben integrato al resto dei profumi. Il sorso è potente, di bella struttura, con una nota alcolica presente senza essere invadente, i tannini sono decisi e ne arricchiscono il sapore. Un vino molto promettente che vedrei in prospettiva.

Ronco Casone 2020
Romagna DOC Sangiovese Modigliana

Colore rosso rubino piuttosto concentrato. Anche in questo caso è leggermente chiuso all’inizio per poi concedersi lentamente col tempo. Emergono subito le note speziate, poi la ciliegia matura, la violetta ed una leggera balsamicità che lo completa e gli dona eleganza. Tanta struttura al palato e grande trama tannica, freschezza e sapidità ne esaltano ulteriormente queste caratteristiche e lo portano ad allungarsi in maniera quasi prepotente. Un vino dalle grandissime potenzialità, un tantino rigido al momento ma con una prospettiva radiosa davanti a sè.

 

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